China Travel Diary – Pechino (day2)

Per il secondo giorno a Pechino la giornata è organizzata quindi non dobbiamo pensare a niente noi.

Abbiamo prenotato, infatti, un’escursione dall’Italia con il sito di Ctrip.

Il prezzo ci era sembrato veramente buono anche perchè comprendeva sia il trasporto che la guida.

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Al mattino è arrivata la nostra guida nella hall dell’hotel per cominciare il tour. Prendiamo un taxi con lei ed insieme ad altri viaggiatori saliamo su un minivan che ci porta nei pressi di un parco. A piedi poi ci dirigiamo alla prima tappa: piazza Tienanmen.

Come ben sapete questa piazza è famosa per una vicenda molto triste: una manifestazione finita in strage. Questa, fatta da studenti, aveva come scopo la denuncia della censura e della repressione dei diritti umani e delle libertà. L’intervento del partito mise tutto a tacere, “liberandosi” dei manifestanti. La nostra guida non ci ha minimamente parlato di questo avvenimento storico ma ha esaltato la piazza e il partito. Questo fa riflettere su quanto, ancora oggi, vi siano delle restrizioni al pensiero. Non c’è da stupirsi che molti siti internet come Google o Facebook non funzionino in Cina.

Le dimensioni della Piazza sono davvero impressionanti, infatti, si tratta della sesta piazza più grande al mondo. Per entrare bisogna passare sotto il metal detector, tutto deve essere sotto controllo!

Il primo ottobre per celebrare il partito socialista (unico partito ammesso) viene fatta una parata militare e viene cambiata la foto che si trova sul palazzo al centro della piazza.

Attraversiamo la porta della pace celeste, dove Mao Zedong nel 1949 ha proclamato la Repubblica Popolare Cinese, per andare a visitare la Città Proibita. La porta è costeggiata da un fossato per la protezione del Palazzo Imperiale.

Siamo circondati da persone che tentano di entrare e che si dirigono, come noi, verso la Città Proibita. Quest’ultima era la residenza dell’imperatore.

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Fortunatamente far parte di un gruppo guidato ha facilitato l’ingresso. La guida ci ha raccomandato di restare uniti ed è alquanto stato complicato vista la quantità di persone che spinge per poter passare davanti a tutti.

La Città Proibita ha ospitato 24 imperatori di diverse dinastie. L’imperatore poteva avere un’imperatrice e 300 o più mogli (ossia concubine). Queste ultime aspiravano a restare con l’imperatrice come dame di compagnia.

Le concubine “lottavano” per avere una camera privata all’interno della Città Proibita, mentre le altre dormivano tutte assieme.

Potevano trascorrere fino a due ore con l’imperatore poi dovevano abbandonare la camera. Solo l’imperatrice poteva dormire tutta la notte con l’imperatore.

Gli unici che potevano accedere alla Città Proibita erano gli eunuchi perchè l’imperatore doveva assicurarsi che le concubine non fossero fedifraghe e che la sua discendenza fosse autentica.

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La Città Proibita si estende su 72 ettari ed è composta da 90 palazzi e cortili, di 980 edifici e 8704 stanze.

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L’imperatore era attento ai bisogni del suo popolo perchè temeva sempre nuove rivolte.

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All’esterno dei palazzi si trovano dei “calderoni”. Questi originariamente erano tutti d’oro ed erano pieni di acqua. Essi servivano in caso di incendio nel palazzo.

Quelli che si vedono ora non sono più d’oro perchè durante la rivoluzione culturale sono stati rubati e fusi.

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All’estremità della Città Proibita si trova il Giardino Imperiale abbastanza piccolo e intimo confrontato con il resto del complesso. Questo perchè in estate o comunque durante la bella stagione, per allontanarsi dal caldo “cittadino”, l’imperatore si trasferiva presso il Palazzo d’Estate.

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Usciti dalla Città Proibita, che può essere paragonata a un labirinto per quanto è enorme, abbiamo preso di nuovo il minivan per recarci alla visita di una fabbrica di giada.

Tenendo presente che quest’ultima è più che altro una visita “sponsorizzata” e destinata ai turisti abbiamo cercato di apprendere qualcosa anche se non eravamo particolarmente interessati.

La giada è una pietra molto amata dal popolo cinese. Può essere  di diversi colori: azzurra, viola, nera, rosa etc.

E’ abbastanza costosa e più è trasparente più è preziosa.

I bracciali sono rigidi e per essere certi che la misura sia corretta accostateli a tre nocche della mano: se coincide sarete certe che saranno perfetti per il vostro polso.

La giada viene lavorata a mano. Oltre ai bracciali sono caratteristici anche alcuni soprammobili:

  • le statuette di drago danno il benvenuto e a seconda di quale zampa hanno avanti queste porgono il saluto a una donna o ad un uomo.
  • le sfere di giada concentriche sono create come si vedono, ossia non vengono inserite al termine della lavorazione. Questo soprammobile rappresenta la famiglia.
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(foto presa da un sito terzo)

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Le medaglie delle olimpiadi di Pechino sono state fatte di giada e d’oro. Alcune sono esposte presso la fabbrica.

Terminata la visita ci hanno portato a mangiare in un ristorantino tipico ai piedi della Muraglia Cinese. Ci siamo seduti ad un tavolo rotondo dove c’erano diversi piatti da dividere con gli altri del gruppo. Abbiamo conosciuto una coppia che stava praticamente girando il mondo (prossima tappa l’Italia), un padre con il figlio che nella vita addestrano coccodrilli e una ragazza che lavora per la Philips e ha approfittato del viaggio per vedere qualcosa della Cina. Tutti di nazionalità indiana.

Fa davvero caldo e riposarsi all’interno del ristorante è davvero piacevole considerando che c’è un pò più fresco.

I piatti sono a base di verdura e pollo. Noi onestamente con il caldo che fa non abbiamo molto appetito ed assaggiamo solo qualcosina.

Dopo aver pranzato ci dirigiamo a piedi su una bella salita che conduce alla muraglia. A questo punto avevamo due scelte: salire a piedi o prendere la cabinovia (a pagamento). Nonostante inizialmente volevamo salire a piedi abbiamo cambiato idea e abbiamo pagato quasi felici il prezzo del biglietto della cabinovia (circa 20€): faceva davvero troppo caldo per andare fino in cima senza un aiuto (si sudava anche stando fermi e la prima scelta quindi era davvero impraticabile).

La muraglia cinese è davvero bellissima. Finchè non siamo saliti sulla cabinovia non ci rendavamo conto di quanto fosse alta e di quanto fosse imponente. Le foto non rendono onore a questa meraviglia del mondo antico. A vedere queste cose la domanda che ci si fa sempre è chissà come hanno fatto a fare una cosa così con i mezzi che c’erano all’epoca. Il costo umano infatti non è noto.

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La parte della muraglia che abbiamo percorso è quella di Mùtiànyù. A differenza di Badaling (che si può raggiungere molto più facilmente) questa parte è meno “battuta”.

Di sicuro oggi è molto più visitata che in passato perchè Badaling è diventata davvero commerciale e c’è tantissima gente. Questo fa perdere l’emozione di questa esperienza e non ci si rende conto della bellezza di queste mura.

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Queste non sono le uniche sezioni della muraglia, anzi queste sono solo le più visitate. Le altre sono: Juyongguan, Simatai, Jinshanling, Gubeikou, Jiankou, Huanghuacheng, Huangyaguan, Shanhaiguan, Zhenbeitai, Yanmenguan, Jiayuguan e Yumenguan.

Se alcune parti della Muraglia sono state ricostruite altre sono composte ormai da “ruderi”, mentre altre sono molto selvagge. Considerando che è stata costruita dal 215 aC dall’imperatore Qin Shi Huang questo è assolutamente normale. Essa è lunga 6350 km con altezze variabili.

Un mito assolutamente da sfatare è quello che riguarda la visibilità sulla luna della Grande Muraglia Cinese. Dall’orbita terrestre risulta visitbile fino a soli 160 km e solamente con alcune condizioni climatiche.

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Dobbiamo scendere e per farlo noi abbiamo ripreso la cabinovia. Si potrebbe, attraverso un altro tipo di biglietto, scendere con lo slittino.

Infine, ci hanno portato ad una degustazione di tè cinese. Sinceramente, per noi che siamo amanti del tè, la visita a questo negozietto è stata un’esperienza molto gradevole.

I cinesi consumano molto tè per depurarsi in quanto mangiano molti cibi fritti e pesanti. Non sono molte però le famiglie che possono permettersi di comprare tè.

La degustazione consiste in una spiegazione delle singole tipologie di tè, anche attraverso teiere e filtri differenti, e nell’assaggio.

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A noi è piaciuto tantissimo il tè Longjing che ci siamo anche comprati per potercelo gustare a casa magari sul divano con davanti un bel libro, tanto meglio se di viaggi. Anche il Jasmine era gradevole.

Dopo la degustazione del tè il tour è finito e ci hanno riportato a Pechino. L’autista ha guidato tutto il tempo come un pazzo e abbiamo rischiato più volte di fare un incidente. Appena arrivati al punto di ritrovo la guida ci ha accompagnati al nostro hotel salendo con noi in metropolitana.

Non è tardissimo e quindi decidiamo di ritirare i biglietti dei treni alla stazione. Da fuori questa sembra affollata perchè, oltre ai molti senzatetto, ci sono un gran numero di persone che dormono sul piazzale davanti ad essa per aspettare il prossimo treno. Siamo entrati mettendoci nell’unica coda dove parlano inglese (la numero 16). Dietro di noi c’è una famiglia di spagnoli che non ha prenotato alcun treno perchè staranno in Cina per un mese e si possono permettere “il lusso” di decidere giorno per giorno dove andare e cosa fare (beati loro!).

Noi in sole due settimane abbiamo dovuto organizzare tutto da casa nei minimi dettagli: il treno è stata la nostra prima e unica scelta. Abbiamo preferito non prendere nessun aereo perchè abbiamo letto su molti siti internet e in molte recensioni che questi non sono puntuali e noi non potevamo, e soprattutto non volevamo, perdere tempo.

Ritirando tutti i biglietti subito in un’unica stazione (per evitare di perdere tempo in altri posti) abbiamo creato un pò di coda. I treni della nostra vacanza sono la bellezza di 12! Per ogni biglietto stampato si pagano 5¥. Quindi 120¥. Avremmo comunque pagato la stessa cifra in ogni stazione ma ci sorge spontanea una domanda: in caso di ritardo nostro o del treno come avremmo potuto ricevere un rimborso? (fortunatamente la domanda è rimasta senza risposta 🙂 ).

La vera difficoltà è stata in realtà spiegare alla ragazza allo sportello che volevamo i biglietti tutti e subito. Ha brontolato e ha pure commesso degli errori e siamo stati costretti a rifare la coda. Per ogni biglietto ha dovuto inserire il numero di passaporto.

Dopo mezz’ora in stazione e dopo aver viaggiato su una metro intasata (non solo la carrozza ma anche l’ingresso alla stessa a causa dei controlli) siamo finalmente tornati in hotel.

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