China Travel Diary – Pechino (day3)

Ci svegliamo presto per andare al Palazzo d’Estate. E’ l’ultimo giorno a Pechino prima di cominciare a muoverci con i treni e cominciare il nostro tour on rail in Cina.

Scende un pò di pioggia ma non dà assolutamente fastidio: fa talmente caldo che le gocce sulla pelle risultano quasi piacevoli. Acquistiamo due biglietti cumulativi (60¥ a testa) ed in questo modo oltre al parco possiamo visitare anche tutti i palazzi.

Come vi avevamo già detto, il palazzo d’estate era la residenza estiva dell’imperatore e lui si recava qui per sfuggire all’afa estiva.

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Appena entrati visitiamo la Suzhou street, ossia la copia di una delle strade più belle e più caratteristiche di Suzhou. Ci sono tanti negozietti che costeggiano i canali e noi acquistiamo un ventaglio, uno di quelli tondi che non si chiudono.

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Saliamo poi verso il Tempio buddhista del mare della saggezza. Dopo la scalinata c’è una bella terrazza. Il tempio sembra costruito sopra dei grandi massi e tutti intorno a noi si arrampicano per salire sempre più in alto (anche se in realtà ci sono altri gradini che conducono alla cima).

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Anche qui, come al Parco del tempio del cielo, ci bloccano per poter fare delle foto con noi. Ci continuiamo a chiedere il perchè.

Scendiamo e arriviamo al lago, creato sulla falsa riga di quello di Hangzhou. Qui vediamo la nave di marmo e ci “arrampichiamo” sul padiglione del profumo buddhista che si trova in cima alla collina della longevità. I gradini sembrano infiniti ma la vista è stupenda una volta in cima.

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Per tutto il parco si sente un odore stranissimo, simile alle scatolette dei gatti. E dopo un pò colleghiamo questo odore a uno spuntino che in molti hanno in mano: uno spiedino con un wurstel.

Se avete un pò più di tempo potete noleggiare un pedalò e godervi il lago.

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Si costeggia il lago percorrendo il magnifico corridoio lungo fino ad arrivare sempre più vicino al tempio del re drago.

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Si arriva al tempio attraversando il ponte dei 17 archi e oltrepassando il bue di bronzo. Si trova sull’isola del lago meridionale e non altri collegamenti terreni a parte il ponte. Se si vuole passare da una parte all’altra del lago occorre prendere il traghetto che riporta alla nave di marmo.

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L’isola è piccola e si visita in poco tempo: ci vuole di più a percorrere il ponte piuttosto che visitare l’isoletta.

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Arrivati al bue di bronzo siamo travolti da una classe che vuole fare una foto con noi…. il problema è che vogliono scattare un selfie con noi singolarmente. Quindi siamo accerchiati da bambini di circa 6 anni che estraggono dalla tasca lo smartphone avvicinandolo al nostro viso e al momento del riconoscimento facciale…cheese! Dopo 5 o 6 foto siamo letteralmente scappati.

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Usciamo dal parco utilizzando la porta est. A meno che non vogliate visitarlo in lungo e in largo e magari a passo spedito, vi consigliamo di trascorrere l’intera giornata e dedicarla al relax. Magari noleggiando anche un pedalò.

Uscendo dal parco per andare verso la metropolitana attraversiamo una sorta di via commerciale (simile ai nostri outlet) costellata da soli ristorantini/catene di fast food che offrono tutti i cibi (fritti) che desiderate!

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Se come noi volete visitare o acquistare al negozio della Xiaomi vi consigliamo di andare al Modern Plaza, l’unico centro commerciale di Pechino che ospita il punto vendita. Tra l’altro la struttura, esterna ed interna, dello shop è molto simile a quella di un Apple Store. Troverete veramente di tutto: cuociriso, tablet, pc, batterie, smartphone, sveglie, trolley etc

Noi volevamo acquistare la xiaomi actioncam 4K ma sfortunatamente era disponibile solo online e il tablet (come anche il laptop e lo smartphone) ha una configurazione molto diversa perchè in Cina molti siti o app sono bloccate e quindi bisognerebbe reimpostare in Italia un nuovo sistema operativo.

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Ne approfittiamo per andare anche nel supermercato all’ultimo piano (-1) per comprare qualche cosa da sgranocchiare: patatine ai gamberetti e pisellini al wasabi 😉 .

Riprendiamo la Metro e andiamo al villaggio olimpico.

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Dalla quantità di persone sembra che le olimpiadi siano ancora a Pechino e non a Rio. Il colpo d’occhio c’è subito: ci sono spazi immensi fuori dallo stadio. Come in ogni posto, a parte per salire sulla Muraglia Cinese (e ci chiediamo ancora oggi il perchè), ci sono controlli per accedere all’area.

L’ingresso è abbastanza caro per visitare un campo deserto. Per questo decidiamo di non entrare. Non resistiamo però a dare un’occhiata allo store dove si trovano ancora i gadget del 2008, oltre a quelli delle olimpiadi in corso.

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Lo stadio olimpionico di Pechino è la più grande struttura in acciaio al mondo e lo stadio più complesso mai costruito. Per darvi qualche numero:

  • 110.000 tonnellate di acciaio
  • capienza di 91.000 persone
  • 423 milioni $ spesi (40 milioni $ per le olimpiadi)

La strada è pedonale e dalla parte opposta allo stadio si trova il Water Cube. Questa struttura conteneva le piscine olimpioniche. Ora il Water Cube è stato in parte convertito in parco acquatico.

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In fondo alla strada si trova il villaggio olimpico vero e proprio e la colonna che conteneva la fiaccola.

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Per le prossime olimpiadi, quindi del 2020, la Cina si era di nuovo candidata per poter essere il paese ospitante. Questo per recuperare le strutture utilizzate nel 2008. Al momento le utilizzano recuperando denaro da gadget, visite allo stadio olimpico e a volte concerti ma sicuramente il pay back dell’investimento non è ancora stato raggiunto.

Avevamo letto su altri blog che questa zona era deserta e che l’ingresso era gratuito. Non sappiamo dire se effettivamente hanno deciso di inserire un pagamento per le visite o se è stata un tentativo di ricavare denaro sfruttando le olimpiadi in corso a Rio.

Riprendiamo la metropolitana per raggiungere il Lama Temple prima che chiuda (orari: 9-16.30 – prezzo 25 yuan). Arrivati alla biglietteria, dopo aver fatto tutto di fretta, acquistiamo il ticket per l’ingresso e insieme c’è una specie di cd (che onestamente dobbiamo ancora provare ad aprire).

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Il Lama temple è molto spirituale ed è avvolto in un fitto profumo di incenso. Molte persone si raccolgono nei vari complessi templari che lo compongono per pregare.

E’ stato costruito nel 1694 come palazzo per gli eunuchi di corte e poi è stato convertito in un meraviglioso tempio buddhista dopo il 1735. Durante la visita abbiamo avuto davvero una bellissima sensazione di pace e di tranquillità.

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Abbiamo notato tanti ragazzini e ragazzine vestiti tutti nello stesso modo con un grembiule azzurro che si recavano dentro ad ogni tempio per pregare. Erano tutti in fila con l’insegnante. Abbiamo ipotizzato che fosse qualcosa come il nostro catechismo però è difficile confermare le nostre ipotesi.

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Usciti dal parco, proprio all’orario di chiusura, siamo andati verso Nanluogu Xiang per visitare gli Hutong. Si tratta della parte antica di Pechino nel quartiere di Dongcheng.

Questa parte della città è molto carina e i locali sono particolari e alcuni sono abbastanza moderni. Noi siamo entrati in un cafè semplice che rifletteva una pace che in Cina è difficile trovare. Lo definirei quasi un localino giapponese. Non abbiamo resistito alla lista con tanto matcha e al momento di ordinare abbiamo chiesto un matchalatte caldo con torta al matcha.

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Arrivati alla via principale degli hutong troviamo moltissimi negozietti e molti posti dove poter fare uno spuntino o addirittura cenare: dai waffles ai churros agli spiedini di calamaro (molto invitanti).

C’è moltissima gente e si vedono molti occidentali, molti più di quelli che abbiamo visto nei giorni precedenti in giro per Pechino.

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Invece di prendere di nuovo la metro decidiamo di fare una passeggiata fino a Wangfujin. Le vie sono sempre popolate anche se c’è buio. Noi costeggiamo un parco dove alcune persone sembra stiano facendo una festa e danzano al ritmo di una musica poco familiare.

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Arrivati a Wangfujin sembra di non essere più a Pechino ci sono centri commerciali, negozi e un Apple store di dimensioni gigantesche. E qui una domanda sorge spontanea: il comunismo dove è finito?

Facciamo un’ultima tappa prima di tornare in hotel: il NCPA (National Center Performance Arts), ossia l’opera di Pechino. Non ci sono parole, si esce dalla metro e ci si trova in una piazza buia con il NCPA illuminato che riflette sull’acqua del lago artificiale davanti.

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E’ infatti una struttura spettacolare ed incredibile che ricorda un po’ un uovo che brilla nel buio.  La cupola del teatro è in titanio e in parte ha un rivestimento in vetro, essa misura 212 mt da est a ovest e 144 mt da nord a sud. E’ alta 46 metri.

Dopo questa meraviglia prendiamo la metro e ci fermiamo in un KFC vicino al Pentahotel per rifocillarci.

Ni Hao Pechino!

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