China Travel Diary – Xi’an

Sveglia alle 7.00 e 7.30 partenza con il taxi per la stazione.

Quest’ultima è davvero molto piccola e ci rendiamo conto che ci sono solo due binari. Alle 8.40 puntualmente arriva il nostro treno. Dietro di noi troviamo una coppia di italiani che non smette mai di parlare… se fossimo stati in Giappone li avrebbero sicuramente fissati in quanto non è educato essere rumorosi sui mezzi pubblici. In Cina è tutt’altra storia. La carrozza però è quasi vuota e chi è salito approfitta del viaggio per fare un pisolino.

Il tempo sul treno trascorre velocemente e dall’alto dei binari vediamo le grandi infrastrutture di questo paese enormemente esteso e densamente popolato. Non ci sono davvero parole per descriverle, da noi treni, stazioni e binari del genere non esistono nemmeno. E’ vero che il popolo cinese è numeroso ma l’organizzazione meticolosa che abbiamo ritrovato in ogni città è sorprendente e un pochino dovremmo apprendere da loro su questo.

Arrivati in stazione prendiamo un taxi per l’hotel. Niente a che vedere con Pingyao, qui è tutto diverso! Si intuisce che si tratta di una città internazionale, molto sviluppata e a prova di turista. Dopo aver fatto il check-in lasciamo i nostri bagagli in camera e scendiamo per avere qualche informazione al banco escursioni per la visita ai guerrieri di terracotta. Farsi capire è davvero complicato, siamo in un hotel a tre stelle ma l’inglese è quasi un optional!!!

Decidiamo di optare per un’escursione organizzata perché il museo chiude alle 17 e dobbiamo per forza andare il giorno seguente perché prendere un taxi o un pullman subito non è fattibile (si trova a circa 1h dal centro di Xi’an ed è quasi l’una del pomeriggio). L’unico “inghippo” è che il treno è alle 17.58 (e noi in stazione dobbiamo esserci almeno 40 minuti prima per via dei controlli), dobbiamo recuperare i bagagli in hotel e serve un’altra mezz’ora per arrivare in stazione. Un’escursione economica con orari così stringenti non esiste. A questo punto ci facciamo organizzare una macchina così possiamo lasciare anche i bagagli in auto (se fossimo stati in 4 il prezzo sarebbe stato molto conveniente invece in due spendiamo circa 40€ a testa).

Dopo un pranzo veloce e superpiccante da Pizzahut ci ributtiamo nel caldo cittadino: all’incirca 39 gradi.

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Preleviamo un po’ di contante (anche al banco escursioni non accettano le carte di credito), beviamo un caffè veloce da Starbucks e ci infiliamo in metropolitana. C’è da dire che le fermate non sono molto comode e non sono vicinissime alle attrazioni turistiche. Noi che vogliamo, ad esempio, visitare la Grande Pagoda dell’Oca Selvatica dobbiamo camminare per 20 minuti dalla fermata. La pesantezza non consiste nei 20 minuti ma nel sole cocente che ci costringe ogni 2mt a bere una bottiglietta d’acqua o di qualche miscuglio mega zuccherato che in Asia non ci facciamo mai mancare (quanto ci mancano i distributori giapponesi con dentro ogni genere di bevanda chimica :P).

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Il quartiere attorno alla Grande Pagoda è praticamente tutto nuovo, ci sono locali che cucinano l’aragosta, il cinema e dei negozi.

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Prima di raggiungere la pagoda attraversiamo un parco con una grande fontana. Li ci ferma un uomo vestito di nero con un abito religioso. Sembra ci debba chiedere qualcosa invece ci propina due statuette di buddha e ci fissa come se dovessimo fare altrettanto ma con una moneta. Continua a farfugliare qualcosa in cinese… come se noi capissimo…

Nel frattempo una ragazzina ci chiede di fare una fotografia con lei e i suoi genitori. Allontana il “monaco” e gli rifila le sue statuette poi tutta felice ci presenta i suoi genitori che ci scattano una fotografia con il suo smartphone.

La Grande Pagoda dell’Oca Selvatica è stata più volte ricostruita ed è più bassa rispetto alla sua dimensione originaria. Nel momento della nostra visita alla città purtroppo è in ristrutturazione. Per questa ragione la osserviamo esternamente e decidiamo di non entrare.

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Risale al 652 e fu costruita per ospitare e tradurre i sutra buddhisti riportati dall’India, ossia i testi sacri. Prendiamo un taxi per tornare verso il centro o meglio verso le mura, dove ci facciamo lasciare. Le mura di Xi’an sono state costruite nel 1370 durante la dinastia Ming. Queste in origine racchiudevano una superficie maggiore (sette volte l’attuale centro città). Si arriva alla biglietteria tramite un sottopassaggio.

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Da percorrere a piedi le mura sono interminabili, questo anche perché il panorama è quasi lo stesso per tutto il percorso. La soluzione migliore è noleggiare una bicicletta. E’ richiesta una cauzione.

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Torniamo in hotel per una doccia e poi usciamo di nuovo per vedere la Torre Tamburo e la Torre Campana illuminate.

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Percorriamo anche le vie del mercato musulmano che è molto animato. E’ un bellissimo insieme di odori, colori e di persone. Non siamo infatti gli unici ad aver avuto l’idea di passeggiare per il mercato e siamo spintonati qua e là dalla folla. Come se non bastasse passano anche degli spazzini che gridano per far spostare la gente. Si muovono come se sentissero una musica e anche le loro grida sembra che seguano un certo ritmo.

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Ci sono ovunque spiedini di pesce e di carne. E ci sono anche dei “martellatori” che a con dei colpi sincronizzati appiattiscono qualcosa di dolce, almeno così sembra. In molti mangiano in questo mercato, ma l’igiene è abbastanza discutibile. Ci incamminiamo di nuovo verso il centro. Qui l’atmosfera è calda, e non solo perché è sera e ci saranno ancora 30 gradi. Xi’an è una città viva e attiva come non avremmo mai immaginato.

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Sta diventando tardi e non abbiamo ancora cenato. Facciamo tappa a KFC e al konbini vicino all’hotel giusto per prendere qualcosa da bere e da sgranocchiare per il giorno seguente.

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