The Golden Triangle

In Thailandia esiste un punto sulla mappa chiamato triangolo d’oro. Di cosa si tratta? E’ esattamente il confine tra Thailandia, Laos e Myanmar.

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E’ uno di quei posti famosi che in realtà non trasmette un granchè di emozioni. Un pò come quando si mette il piede in due posti contemporaneamente perchè ci si trova su un ponte tra due stati e si scatta la foto.

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Più o meno qui funziona nello stesso modo: si arriva si fissa il fiume e si scatta una foto.

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Se decidete di fare un’escursione a Chiang Rai troverete la possibilità di visitare il Trinagolo d’Oro. I prezzi con o senza quest’ultimo sono più o meno gli stessi quindi valutate in base al vostro interesse se volete fare un salto verso il confine. Altrimenti potete arrivare qui prendendo un taxi.

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Il confine si vede non solo dal cartello, ma anche dal colore del fiume. Il confine è tracciato in modo netto.

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Nei dintorni del “terrazzo” dove si vede in modo evidente il confine si trovano un paio di templi. Sono molto essenziali e quando siamo andati noi tutta la zona era quasi deserta.

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Nelle vicinanze si trova anche il museo dell’oppio. Questa zona era infatti tristemente famosa per la vendita di oppio. Il museo mostra la raccolta e la lavorazione dell’oppio. La posizione usata per poter “godere” di tutti i benefici di questa sostanza era sdraiati con il ginocchio sollevato.

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Nel museo sono presenti gli attrezzi utilizzati nella lavorazione e le pipe usate per fumare. Addirittura ci sono i contrappesi utilizzati durante la pesatura; sono di tutte le forme. Ora le droghe, come anche in altri stati, sono ben altre: dall’eroina (che ormai è in disuso) alle pasticche. Quest’ultime sono davvero pericolose perchè contengono anche sostanze altamente chimiche. Lo spaccio di droga in Thailandia è illegale e si rischia la prigione.

Al piano superiore del museo si trovano altri oggetti (legati anche alla lavorazione del tabacco) e fotografie della tribù Karen. Questa tribù è “tristemente” famosa per gli anelli posti al collo delle donne. Oggi sono diventate un’attrazione fortemente turistica. Noi ci siamo rifiutati di andare a vederle perchè da un lato è “tutto finto” e dall’altro la storia di queste donne era in passato abbastanza scioccante (almeno dal nostro punto di vista).

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Questa tribù, con usanze birmane, facevano indossare ad alcune donne dei cerchi di metallo (tutti insiseme potevano pesare al massimo fino a 2,5kg) che aumentavano con il passare del tempo. Ovviamente il collo si allungava e perdeva “solidità”. All’epoca era un grande onore portare questi cerchi. Ma perchè erano usati? Diciamo per una sorta di possesso infatti un uomo se aveva la presunzione di un tradimento poteva togliere i cerchi causando la morte della donna. Infatti, questi cerchi a un certo punto rappresentano l’unico sostegno alla testa perchè la spina dorsale non ha le forze e la flessibilità per sostenerla. Una volte tolti i cerchi il collo si flette e si spezza la spina dorsale.

Oggi le tribù continuano a vestirsi e ad indossare questi cerchi per i turisti. Questi ultimi però sono fatti di una lega più leggera e nella parte posteriore del collo si trovano degli agganci che consentono di liberarsi una volta sole.

Ormai quindi pagare (perchè entrare nel villaggio non è gratuito) e vedere questa “messa in scena” è triste. Dall’altra parte lo è in ogni caso se dovessero ancora indossare 2,5kg di metallo al collo.

 

 

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